Critiche artistiche

Paolo Bottai. Oltre la ragione

Il periodo del Bottai Irrazionale: 1970-1980.
P
aolo Bottai è stato un artista che ha avuto una straordinaria capacità di osservazione e di sperimentazione.

Uno di quegli artisti che non finisci mai di studiare e di esaminare per le sue innumerevoli caratteristiche produttive. Sui generis, profondo, incredibilmente contemporaneo.

Un uomo che ha spaziato nella ricerca artistica senza vincoli di alcun tipo, privo di imposizioni dettate dal periodo storico, fuori da ogni logica accademica e grande esploratore delle profondità più recondite dell’essere umano.

Il periodo denominato degli ‘Irrazionali’, derivante dal nome del gruppo formatosi negli anni Settanta e composto, oltre che dallo stesso Bottai – vero e proprio teorico del gruppo – dal pittore e scultore Gino Donati, dal pittore Ellenio Mischi, dal pittore e scultore Franco Paoli, dal performer e pittore Enrico Mori, da Mauro Gani, pittore e ceramista, e da Guido Guideri, pittore e critico, ha rappresentato un unicum per idee, concezioni e rivoluzione di pensiero artistico; nel suo manifesto spicca quell’obiettivo di togliere di fatto gli abiti già cuciti sulla visione del ‘vero’, reinterpretandola con impulsi e istinti privi di ogni vincolo costruttivo e di fatto rivestendola della sua più primordiale irrazionalità.

In Bottai giustappunto, e con focus mirato su tutta la sua produzione nel periodo di appartenenza al gruppo, non si tende a escludere la ragione in quanto tale – ratio -, ma si pone per il gesto artistico da essa derivato una nuova interpretazione, che porta alla confutazione del suo ruolo ordinario in pittura, mostrandolo nudo, ripulito, non esclusivo e quindi insufficiente rispetto all’intuizione e all’istinto, che di fatto vanno a superare la ragione stessa. Oltrepassandola.

La ragione, in questo senso pittorico, non serve più, e il suo limite viene superato.
Nei lavori prodotti nel periodo degli Irrazionali, in Bottai si intravede proprio quell’impeto tendente all’impulso creativo; un impulso vero e proprio nel suo termine lessicale, inteso cioè come atto che sorge improvviso, rapido, talora veicolo di forza che tende a spingere verso nuovi orizzonti.

Una propulsione al nuovo, all’inedito, al totalmente libero.

Spesso nell’arte ci troviamo di fronte alla domanda che un po’ tutti gli artisti si fanno, oltrepassando la ragione, e che è “cos’è la creatività” nel suo senso più profondo d’intesa, quasi filosofico.

Se ci pensiamo bene questa caratteristica unica nell’essere umano diviene compiuta quando crolla completamente in noi la razionalità del pensiero indotto, ovvero quando, come nel caso di un bambino si ha una piena e pura capacità di immaginare, alimentando quindi la fantasia grazie all’unicità della persona stessa che ne è radice scaturente. Uno degli obiettivi del corpus del pensiero irrazionale di Paolo Bottai è proprio questo, liberarsi cioè dai manierismi e dalle imposizioni accademiche, oltre che dalla geografia della ‘macchia’, che costituiva pressoché tutto l’artistico humus labronico nel suo periodo di strutturazione e di ricerca.

Le opere irrazionali di Bottai invitano quindi l’osservatore ad abbassare il livello di vigilanza nei confronti della ‘ragione’ che continuamente richiama all’ordine e al programmato, portandolo a scoprire tratti istintivi e cromatismi ben delineati di figure e paesaggi che si svestono così del consueto, innescando tutto un meccanismo di revisione interpretativa su scala ben più ampia.

Su questo concetto di spoliazione della rigidità imposta, mi vengono in mente molti lavori degli anni Trenta del secolo scorso ad esempio relativi agli artisti della Scuola di New York, ove, caduta la razionalità coi suoi miti in un dopoguerra di risveglio, venne a prevalere a livello artistico il lato imprevedibile della natura umana, non più incatenata ma libera di spaziare anche nei lati più oscuri del proprio subconscio. Basti pensare anche alla rivoluzionaria cultura Dada, che ha messo in dubbio l’estetica artistica e le ideologie politiche di un passato rigido, rifiutando ragione e logica, e mettendo invece in rilievo stravaganza e libertà espressiva, l’uno, in tutta la sua potenziale fantasia assoluta.

Nella mente di Bottai – e degli Irrazionali – nascono idee nuove, trasposte poi in pittura e sperimentazioni che scardinano parte della cultura tradizionale che ha sempre visto qualsiasi attività legata al non cosciente una vera e propria alienazione, eliminando di fatto tutto ciò che vi è distante.

Proprio per questo motivo c’è un totale compiacimento nell’osservare i lavori dell’artista, che come tornando a un sentore preistorico, ci regala la bellezza dell’origine stessa, attraverso stesure istintive di tratti e colori mai pedissequi, sprigionati da quell’impulso volto a scardinare i dogmi che da sempre, tentano di ingabbiare l’evoluzione naturale della creatività.


Alessandro Schiavetti
Critico e curatore d’arte
Presidente ACS Art Center

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