Paolo Bottai è artista poliedrico che sceglie di vivere l’uomo e la natura – i sentimenti profondi, le passioni travolgenti e il vento caldo della Toscana, che lo sfiora dolcemente mentre dà sfogo alla propria vivida immaginazione.
Carattere schivo ma impulsivo quando discetta di arte, Bottai agguanta l’olio, la matita, il pastello senza distinzione; è un libero pensatore, senza schemi e senza limiti.
Se si pensa a Paolo Bottai, dobbiamo fermarci e riflettere che l’uomo che abbiamo di fronte è un artista che non si fa ingabbiare da nessuno, che non si veste di abiti altrui, anzi è uomo che strappa le convenzioni per dedicarsi alla ricerca pura, come deve essere.
Abbiamo spesso discusso, nei nostri incontri, di arte contemporanea e ho sempre avvertito di avere davanti a me una persona talvolta malinconica ma brillante, intelligente e pronta a mettersi in gioco per affrontare nuove esperienze. Esperienze che vanno dal vaso di fiori delicatamente – ma non graziosamente – reso plastico da sapienti tocchi a pastello a opere più complesse in cui compaiono miriadi di piccolissimi animali che coprono dinamicamente l’intera tela, quasi a testimoniare la grandezza ma anche la complessità del mondo in cui viviamo.
Ma Paolo Bottai non è solo questo.
Bottai – nella sua fase ultima – guarda oltre e trova un nuovo colore e nuove forme.
Le tinte si fanno più accese, in cerca un contrasto che crei un assieme in grado di colpirci immediatamente in uno scatto di velocità insolito e accattivante, forse memore questo di certe realtà pittoriche statunitensi contemporanee. Fioriscono animali stranissimi e figure danzanti.
Un tripudio di colori aggressivi e di movenze innaturali – a riprova che l’artista deve esplorare il mai visto e anche il non vissuto, per dare rilievo alla propria unica e irripetibile sensibilità.
Quella sensibilità che Paolo Bottai esprime con furore e con una tempra d’uomo fortissima.